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IL "TEMPO" IN ITALO SVEVO: LA COSCIENZA DI ZENO di Chiara Procaccini 

 

Prima di addentrarsi nella "dimensione tempo" di Italo Svevo intrecciata nel vissuto psicologico dei personaggi del romanzo, vale la pena accennare brevemente al percorso narrativo.

"La coscienza di Zeno" è una sorta di autobiografia di un ricco commerciante triestino che egli scrive, su consiglio dello psicoanalista che lo sta curando, volgendosi indietro a riconsiderare gli eventi della sua vita. Il romanzo è scritto in prima persona da Zeno Corsini, il protagonista, il quale è contemporaneamente l'attore e il narratore della storia che lo riguarda.

Il romanzo è preceduto da una prefazione, a firma del dottor S. psicoanalista, che spiega come ciò che segue sia il memoriale di un suo paziente (Zeno Corsini) steso come preparazione ed aiuto alla terapia a cui Zeno si è sottoposto per poi ribellarsi ed abbandonare l'analista il quale intende vendi­carsi rendendo pubblico il dossier privato. La costruzione del racconto non è una autobiografia compiuta ma un'analisi retrospettiva di episodi della vita del protagonista.

La trama narrativa procede su due distinti piani temporali: uno è quello dell'attualità ("L'adesso che scrivo" come dice Zeno) nel quale si svolgono la redazione delle memorie e la cura psicoanalitica e l'altro riguarda esperienze e fatti evocati, risalenti a 25 anni prima, e riportati al momento attuale della narrazione da parte di Zeno. La trama si viene così articolando in capitoli, ciascuno dei quali imperniati su un nucleo tematico che ripercorre un evento del vissuto del protagonista: ad esempio il vizio del fumo, dal quale Zeno tende invano di liberarsi; la morte del padre con una retrospettiva del difficile rapporto tra padre e figlio; la moglie e l'amante rievocate nella felice vita coniugale e nella volontà di trasgressione alla normalità attraverso l'adulterio.

Si tratta di capitoli nei quali scompaiono la struttura e le sequenze temporali del romanzo tradizio­nale (non c'è storia da narrare e non c'è una successione logica-temporale da seguire) ma che proce­dono per argomento nel susseguirsi di eventi che il protagonista rivive in libera successione con il fluire dei ricordi. E' un continuo alternarsi di passato e di presente, con una molteplicità di punti di vista e di retrospettive, nella realtà senza tempo della coscienza. Ed infatti protagonista del romanzo è proprio la coscienza nella quale si intrecciano e si mescolano disordinatamente i frammenti della memoria al di fuori di ogni percorso cronologico.

La coscienza non è più una unità identica ed ordinata ma si scompone e si ricompone continua­mente attraverso un complesso poliedrico di esperienze, di ricordi, di sentimenti, di desideri rivis­suti da Zeno nello smarrimento e nel buio della sua realtà esistenziale.

L'io narrante confronta ieri e oggi, con giudizi e con riflessioni, senza un ordine cronologico ripor­tando alla luce episodi occultati per anni nelle stratificazioni dell'inconscio. Ricordo, a proposito, un episodio del cap. VI del romanzo. Il suocero, per il quale l'io narrante, Zeno, ha sempre portato ve­nerazione ed affetto, è gravemente ammalato e il medico gli ha proibito il vino. Ma durante una fe­sta Zeno gli versa abbondantemente da bere ed il suocero non approfitta del vino offertogli e intui­sce, in un momento di lucidità, l'avversione per lui che si agita nell'animo del genero.
E anche Zeno, nel rievocare l'episodio, è costretto a prendere atto di questa verità che non gli fa onore e che tanti anni prima aveva avvertito e poi rimosso.

Sono le pieghe dell'inconscio, riportate alla luce, a dominare la "dimensione tempo" fondendo pas­sato e presente in libera successione cronologica con il fluire dei ricordi e il flusso della coscienza.


 

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