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IL TEMPO PROGETTUALE di Luigi Nardi


Si diceva della scena del Caucaso dove Prometeo strappa agli dèi, prima del fuoco e della tecnica, un’altra temporalità senza la quale né il fuoco né la tecnica avrebbero senso. L’uno e l’altra, infatti, sono in vista di uno scopo che né il cielo né la terra, percorsi dal tempo ciclico, possono ospitare. Skopós è parola greca che significa tanto «colui che osserva e sorveglia» quanto «l’oggetto su cui si fissano gli occhi», quindi il «bersaglio», la «mèta». Connesso a skopós è il verbo skopéo che significa «pensare in anticipo», «pro-(v)-vedere», quindi «pro-gettare». Prometeo è colui che pensa (metés) in anticipo (pro).

Questa temporalità non guarda il passato, ma il futuro; a presiederla non è la figura del ritorno, ma quella del perseguimento del bersaglio. Qui il fine continua a identificarsi con la fine perché, quando lo scopo è raggiunto, è per ciò stesso consumato, ma ciò che si ha in vista non è la consumazione, la morte come nel tempo ciclico, ma il raggiungimento della mèta. Lo scopo, infatti, il bersaglio può anche essere mancato, e ciò introduce, rispetto al tempo ciclico, una dimensione di aleatorietà, come se il vincolo della necessità non garantisse quei fini che si sono eletti a bersaglio.

Rispetto al tempo cidico che era il tempo della natura in ordine agli individui, il tempo progettuale è il tempo dell’individuo in ordine alle sue intenzioni che, misurate sul tempo ciclico, altro non possono avere se non l’amaro sapore delle illusioni, «puro e semplice gioco» direbbe Nietzsche, rispetto al «tempo senza meta» . Il campo di gioco è qui definito dall’oggi e dal domani, ossia da quel breve intervallo che corre tra elezione dei mezzi da effettuare nella situazione presente e realizzazione dei fini in un futuro strettamente connesso al presente, altrimenti ne potrebbe risultare una sostanziale inefficacia dei mezzi.

Dominante in questa temporalità è il tempo opportuno che i greci nominavano kairós, una parola il cui primo significato è quello di «giusta proporzione». Quando la proporzione perde la sua giusta misura e il campo tra presente e futuro si dilata s-misuratamente, nasce l’u-topia che per questo è irrealizzabile.

Come il tempo cidico, anche il tempo progettuale non è regolato dal vero e dal falso, dal bene e dal male, perché lo scopo, giusto o sbagliato che sia, è assunto; decisivi sono qui i valori economici che riguardano l’utilità dei mezzi rispetto agli scopi. La differenza aristotelica tra volontà e proponimento ribadisce questa categoria: «Tutti infatti vogliamo ciò che ci siamo proposti, però non tutte le cose che vogliamo ce le proponiamo» .  Nello scarto tra volontà e proponimento c’è tutto lo spazio del desiderio che occupa l’intervallo che corre tra il presente e il futuro, tra l’intenzione e la sua realizzazione.

I desideri non possono essere sconfinati perché il tempo progettuale è comunque iscritto nel tempo ciclico. La morte dell’individuo, che è legge di questo tempo, limita la progettualità e agisce sull’elezione degli scopi che sono realizzabili solo se il tempo progettuale non ha dimenticato la scansione del tempo ciclico. La distinzione freudiana tra principio della realtà e principio del piacere dipende dalla memoria o dall’oblio che il tempo dell’uomo e delle sue azioni non può essere sciolto dal tempo dell’universo che, per il fatto di essere ciclo, è anche nemesi.

Di qui l’importanza del kairós, la cui radice krr dice unione, nodo, armonia. Ciò che si tratta di unire e annodare armonicamente è il recente passato che conferisce al presente le condizioni per operare sull’immediato futuro. Solo nel buon intreccio di questo nodo qualcosa può configurarsi come scopo. Se invece il nodo si dilata e il futuro da relativo diventa assoluto, se l’interrogazione non riguarda il domani, ma l’ultimo giorno, se lo scopo si dispone lontano fino ai confini del ciclo, allora la progettualità si dissolve a favore di un’altra temporalità che è fuori dalla portata dell’uomo e che risuona insignificante per il ciclo della natura. È la temporalità dell’éschaton che dischiude tutt’altro tempo e altri impianti di significazione.

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Settembre 2010 18:16
 

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