top
logo


Home philosophy _VARIAZIONI SUL TEMPO_L'età classica_ITA
PDF Stampa E-mail

 

VARIAZIONI SUL TEMPO autori vari

 

L'età classica

A partire dal V secolo a.C. le città greche (almeno quelle più importanti) possedevano un calendario che regolava le attività istituzionali e le feste religiose. Un magistrato presiedeva al funzionamento del calendario gestendo il tempo sociale. Ad Atene vigevano due calendari: uno per le feste religiose e uno per la vita politica. Il calendario ateniese venne accordato sul ciclo lunare grazie ai contatti con gli Egizi e i Babilonesi; comprendeva dodici mesi di 29,5 giorni ciascuno (fasi lunari), quindi alternativamente di 29 e 30 giorni, inoltre per tenerlo in sincrono con le stagioni era necessario intercalare un tredicesimo mese ogni tre anni più tre giorni. Spettava al magistrato la decisione d'inserire il mese intercalare, non tramite calcoli ma stabilendola empiricamente, oppure per convenienza politica quando voleva offrire più tempo alle magistrature che avevano terminato il mandato.

Verso la fine del V secolo vi fu un tentativo di laicizzare il tempo, infatti l'astronomo Metone calcolò tutti i mesi da intercalare per un periodo di diciannove anni. È probabile che Metone sapesse da fonti egizie che l'anno era composto da 365,25 giorni. La grande difficoltà che gli antichi greci ebbero per la compilazione del calendario deriva dal fatto che essi non volevano abbandonare il mese lunare ben riconoscibile, che non è un sottomultiplo esatto dell'anno tropico, quantità indubbiamente più utile e significativa ma anche assai più difficile da misurare. Il risultato è che l'anno lunare, particolarmente quello degli antichi asiatici, mal si accordava con l'anno solare. Dodici suoi mesi hanno soltanto 354 giorni e un quarto circa, mentre l'anno solare ne ha quasi 365 e un quarto; calcolando secondo il primo si è presto in disaccordo col ciclo stagionale regolato dal moto del Sole e uno stesso mese, ad esempio quello di una mietitura, viene via via a cadere in tutte le stagioni, ora in primavera, ora in estate, ora in pieno inverno. Il ciclo di Metone considerava anni sia di dodici che di tredici mesi lunari, cioè rispettivamente di 354 e 384 giorni in media, essendo i mesi stessi sia di 29 che di 30 giorni. In un periodi di 19 anni si avevano:

 

cioè 12 anni di 12 mesi (144 Lunazioni) e 7 anni di 13 mesi (91 Lunazioni) formavano un periodo di 19 anni tropici per complessivi 6940 giorni, ovvero 235 Lunazioni. La scoperta di Metone fu tanto ammirata che il suo calcolo veniva esposto nel Partendone e il numero d'ordine che ogni anno aveva nel ciclo era riportato con un numero d'oro, da cui il nome rimasto in uso di numero d'oro per indicare il numero di Metone. Dopo 19 anni le congiunzioni della Luna col Sole si riproducono sensibilmente quando il Sole torna alla stessa posizione nel cielo a uguale longitudine dall'equinozio. Purtroppo i calcoli dell'astronomo non sortirono alcun effetto: il magistrato perseverò nella sua pratica empirica - clientelare.

Nel IV secolo Clistene introdusse il calendario "pritanico" (dal Pritaneo, il luogo in cui erano ospitati a spese della polis i cittadini benemeriti) per il rinnovo della carica dei rappresentanti delle dieci tribù al Consiglio, era un calendario più semplice e simile a quello elaborato dagli astronomi Egizi. Queste riforme oltre ad avere un effetto pratico avevano anche un significato simbolico in quanto modificavano l'articolazione sociale dello spazio pubblico, i contadini invece continuavano a seguire i riferimenti naturali, come ai tempi di Esiodo.

L'anno era scandito dalle feste religiose, in un circolo completo con almeno una festa per mese. La 'festa' antica non è da confondere col 'divertimento'. Quest'ultimo termine deriva dal latino divertere dove il concetto di 'rallegrare' deriva da quello di 'distogliere dalle preoccupazioni'; di-vertire , dunque sottrarsi, svoltare, evadere da una noiosa routine . Festa invece è la vita piena, l'autosoddisfazione che realizza, l'essere tutti insieme partecipi, l'orgia piuttosto che il party . Nella festa il soggetto si fonde col mondo che lo riempie, avverte la pienezza del tempo, come nella danza. Le varie feste marcavano diversamente le differenze fra tempo sacro e profano. Nelle Kronie (dedicate a Krono e analoghe ai Saturnalia) il normale ruolo dei padroni e degli schiavi veniva invertito all'interno della comunità, come accadeva fino qualche tempo fa nelle feste delle comunità rurali calabro - lucane. Anche nella vita civile c'erano simili momenti caratterizzanti: nell' efebeia ateniese i riti di iniziazione marcavano ed effettuavano il passaggio dalla giovinezza all'età adulta. Condensando il tempo attorno ad avvenimenti collettivi, la luce delle feste illuminava tutto il restante periodo.

Sono esempi dell'iteratività del ciclo da una parte i fenomeni pubblici come il ripetersi delle stagioni e i movimenti dei corpi celesti, dall'altra il ritorno delle feste, come in uno specchio sociale della natura. Nonostante ciò l'invecchiamento e la morte sono testimoni per l'individuo di processi irreversibili, non-ripetitivi, ed è la credenza nella sopravvivenza oltre la morte ad attenuare la contraddizione fra ripetizione e irreversibilità.

Abbiamo visto in Esiodo e in Omero (ma più in quest'ultimo) la credenza nell'immortalità dell'anima, in una vita dopo la morte priva di gioia. I poeti lirici e poi i filosofi introdurranno una concezione positiva dell'immortalità, e si farà strada la dottrina della trasmigrazione delle anime in piante, uomini, donne, animali o stelle. La morte dell'individuo non era più un evento irripetibile ma solo un momento della vita. Dopo la morte la vita rinasce per morire ancora, in un ciclo senza fine come accade al ciclo veglia-sonno, alle stagioni o ai corpi celesti.

VARIAZIONI SUL TEMPO autori vari

 

L'età classica

A partire dal V secolo a.C. le città greche (almeno quelle più importanti) possedevano un calendario che regolava le attività istituzionali e le feste religiose. Un magistrato presiedeva al funzionamento del calendario gestendo il tempo sociale. Ad Atene vigevano due calendari: uno per le feste religiose e uno per la vita politica. Il calendario ateniese venne accordato sul ciclo lunare grazie ai contatti con gli Egizi e i Babilonesi; comprendeva dodici mesi di 29,5 giorni ciascuno (fasi lunari), quindi alternativamente di 29 e 30 giorni, inoltre per tenerlo in sincrono con le stagioni era necessario intercalare un tredicesimo mese ogni tre anni più tre giorni. Spettava al magistrato la decisione d'inserire il mese intercalare, non tramite calcoli ma stabilendola empiricamente, oppure per convenienza politica quando voleva offrire più tempo alle magistrature che avevano terminato il mandato.

Verso la fine del V secolo vi fu un tentativo di laicizzare il tempo, infatti l'astronomo Metone calcolò tutti i mesi da intercalare per un periodo di diciannove anni. È probabile che Metone sapesse da fonti egizie che l'anno era composto da 365,25 giorni. La grande difficoltà che gli antichi greci ebbero per la compilazione del calendario deriva dal fatto che essi non volevano abbandonare il mese lunare ben riconoscibile, che non è un sottomultiplo esatto dell'anno tropico, quantità indubbiamente più utile e significativa ma anche assai più difficile da misurare. Il risultato è che l'anno lunare, particolarmente quello degli antichi asiatici, mal si accordava con l'anno solare. Dodici suoi mesi hanno soltanto 354 giorni e un quarto circa, mentre l'anno solare ne ha quasi 365 e un quarto; calcolando secondo il primo si è presto in disaccordo col ciclo stagionale regolato dal moto del Sole e uno stesso mese, ad esempio quello di una mietitura, viene via via a cadere in tutte le stagioni, ora in primavera, ora in estate, ora in pieno inverno. Il ciclo di Metone considerava anni sia di dodici che di tredici mesi lunari, cioè rispettivamente di 354 e 384 giorni in media, essendo i mesi stessi sia di 29 che di 30 giorni. In un periodi di 19 anni si avevano:

 

cioè 12 anni di 12 mesi (144 Lunazioni) e 7 anni di 13 mesi (91 Lunazioni) formavano un periodo di 19 anni tropici per complessivi 6940 giorni, ovvero 235 Lunazioni. La scoperta di Metone fu tanto ammirata che il suo calcolo veniva esposto nel Partendone e il numero d'ordine che ogni anno aveva nel ciclo era riportato con un numero d'oro, da cui il nome rimasto in uso di numero d'oro per indicare il numero di Metone. Dopo 19 anni le congiunzioni della Luna col Sole si riproducono sensibilmente quando il Sole torna alla stessa posizione nel cielo a uguale longitudine dall'equinozio. Purtroppo i calcoli dell'astronomo non sortirono alcun effetto: il magistrato perseverò nella sua pratica empirica - clientelare.

Nel IV secolo Clistene introdusse il calendario "pritanico" (dal Pritaneo, il luogo in cui erano ospitati a spese della polis i cittadini benemeriti) per il rinnovo della carica dei rappresentanti delle dieci tribù al Consiglio, era un calendario più semplice e simile a quello elaborato dagli astronomi Egizi. Queste riforme oltre ad avere un effetto pratico avevano anche un significato simbolico in quanto modificavano l'articolazione sociale dello spazio pubblico, i contadini invece continuavano a seguire i riferimenti naturali, come ai tempi di Esiodo.

L'anno era scandito dalle feste religiose, in un circolo completo con almeno una festa per mese. La 'festa' antica non è da confondere col 'divertimento'. Quest'ultimo termine deriva dal latino divertere dove il concetto di 'rallegrare' deriva da quello di 'distogliere dalle preoccupazioni'; di-vertire , dunque sottrarsi, svoltare, evadere da una noiosa routine . Festa invece è la vita piena, l'autosoddisfazione che realizza, l'essere tutti insieme partecipi, l'orgia piuttosto che il party . Nella festa il soggetto si fonde col mondo che lo riempie, avverte la pienezza del tempo, come nella danza. Le varie feste marcavano diversamente le differenze fra tempo sacro e profano. Nelle Kronie (dedicate a Krono e analoghe ai Saturnalia) il normale ruolo dei padroni e degli schiavi veniva invertito all'interno della comunità, come accadeva fino qualche tempo fa nelle feste delle comunità rurali calabro - lucane. Anche nella vita civile c'erano simili momenti caratterizzanti: nell' efebeia ateniese i riti di iniziazione marcavano ed effettuavano il passaggio dalla giovinezza all'età adulta. Condensando il tempo attorno ad avvenimenti collettivi, la luce delle feste illuminava tutto il restante periodo.

Sono esempi dell'iteratività del ciclo da una parte i fenomeni pubblici come il ripetersi delle stagioni e i movimenti dei corpi celesti, dall'altra il ritorno delle feste, come in uno specchio sociale della natura. Nonostante ciò l'invecchiamento e la morte sono testimoni per l'individuo di processi irreversibili, non-ripetitivi, ed è la credenza nella sopravvivenza oltre la morte ad attenuare la contraddizione fra ripetizione e irreversibilità.

Abbiamo visto in Esiodo e in Omero (ma più in quest'ultimo) la credenza nell'immortalità dell'anima, in una vita dopo la morte priva di gioia. I poeti lirici e poi i filosofi introdurranno una concezione positiva dell'immortalità, e si farà strada la dottrina della trasmigrazione delle anime in piante, uomini, donne, animali o stelle. La morte dell'individuo non era più un evento irripetibile ma solo un momento della vita. Dopo la morte la vita rinasce per morire ancora, in un ciclo senza fine come accade al ciclo veglia-sonno, alle stagioni o ai corpi celesti.

da Variazioni sul Tempo (Università della Calabria)

 

 

bottom