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VARIAZIONI SUL TEMPO autori vari

 

Il tempo per Aristotele

Mentre per Aristotele lo spazio è finito in estensione - ma continuo e quindi divisibile all'infinito - il tempo che è un numero (il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il dopo) è infinito almeno potenzialmente - questo vuol dire che si può aggiungere un unità a quella già conteggiata.

Aristotele pensa che il movimento sia eterno - in particolare quello della stelle fisse. Senza entrare nel merito della sua dimostrazione, si può dire che il tempo compare come una proprietà del movimento, il suo essere misurabile, cioè numerabile, non solo nel senso di colui che conta ma anche nel senso di ciò che rende numerabile il movimento - misuriamo intervalli di tempo i cui confini sono il prima e il dopo - calcati sui concetti di spaziali di avanti-dietro.

Per Aristotele il movimento è un continuum - e il tempo è una misura che appartiene simultaneamente a tutti i movimenti misurabili - v'è un solo tempo che appartiene a tutti i movimenti del cosmo.

L'infinito potenziale del tempo si esplora tanto verso il passato quanto verso il futuro. Questo è un punto in cui lo scarto da Platone è notevole. Per Platone vi era un inizio del mondo, l'atto ordinatore del demiurgo che crea il tempo; Aristotele è un anti creazionista, egli pensa certo che il mondo sia intriso di divino, mosso dal motore immobile invisibile, ma questa struttura del cosmo è eterna.

Così malgrado che Aristotele abbia studiato accuratamente la biologia e la botanica (notando le differenze di specie e di genere) non ha mai formulato nessuna teoria evoluzionista, anzi ha affermato la natura eterna della specie. Peraltro egli accetta alcune idee cicliche come il mito del Grande Anno, che usa per spiegare le inondazioni catastrofiche che subiscono alcune parti della Terra, tuttavia ammette anche delle grandi fluttuazioni come il Grande Inverno che procura piogge eccessive. Così come afferma esplicitamente che nel corso del tempo gli uomini reinventano ciò che era già stato scoperto ed era poi caduto nell'oblio - tutto è stato scoperto non una ma infinite volte.

Aristotele comincia nel IV libro della Fisica la sua disamina del tempo con un paradosso; il tempo non esiste: il passato perché non c'è più, il futuro perché non c'è ancora, il presente (nyn) non è nel tempo perché esso separa ciò che è passato da ciò che è futuro. Non sembra che Aristotele abbia sciolto esplicitamente il paradosso, sembrerebbe un'interpretazione secondo cui il passato e il futuro non esistono perché non sono qui, non sono presenti, per Heidegger on è unwesend , avere presenza. Poiché il tempo è qualcosa che può predicarsi del movimento, il tempo esiste laddove vi sono movimenti. In ogni caso il tempo non è nell'istante (nyn), perché l'istante è dynamei, ma diventa attuale solo se è attualizzato dal movimento. L'istante come il punto è potenziale, la divisione si arresta, il conto si ferma. Non v'è quindi passato e futuro, ma neanche intervalli di tempo perché essi consistono di passato e futuro, e neanche movimento perché esso si svolge in un intervallo di tempo, né l'istante perché esso è attualizzazione del movimento.

 

Questo, in realtà, è il tempo: il numero del movimento secondo il prima e il poi

Aristotele, Fisica , IV (D), 11, 219b 1-2

 

San Tommaso scrisse:

"motus est exitus de potentia in actum non subito"

il tempo è un modo di dividere l'energia per amministrarla

St Thumae Aquinatis ..

Sant'Agostino nel XI libro delle Confessioni affronta lo stesso problema e lo risolve trasponendo il tempo (passato e futuro) nell'anima: la memoria è la presenza del passato, l'anticipazione è la presenza del futuro. Il futuro e il passato sono modalità del presente. In fondo senza Agostino noi non riusciremmo ad uscire dal paradosso se non introducendo concetti come "presenza del passato e del futuro". Agostino probabilmente si rifà al passo della Fisica dove Aristotele avendo delineato il tempo come "numero del movimento secondo il prima e il dopo" riporta poi all'anima la possibilità di contare e numerare.

phyche kai phyches nous

Ma questa affermazione di Aristotele non vuol dire che il numero è la nostra possibilità di contare ma ciò che nel movimento è numerabile. Le relazioni temporali tra le cose (il prima e il dopo) non esistono solo nella coscienza umana. In questo Aristotele richiama insieme ------- senso comune e la fisica che il movimento delle cose possa essere esso stesso presente, passato e futuro - il che ----- che il passato e il futuro siano nelle pragmata e non solo nell'anima individuale - casomai si dovrebbe parlare di un'anima del mondo. In Agostino abbiamo la scoperta (la riscoperta) della soggettività.

La teoria del tempo di Agostino ha uno spessore teoretico notevole, e ha una triplice matrice. Da un lato, si ispira al Timeo di Platone, almeno in un punto, dall'altro, ha un cospicuo precedente, in un altro punto, in Aristotele. Infine, si collega alla problematica del tempo trattata da Plotino. Platone, nel Timeo, aveva detto che la vera dimensione ontologica del mondo intellegibile è quella dell'eterno; il tempo, pertanto, è solo la dimensione del cosmo e dell'essere fisico. Il tempo è stato creato dal demiurgo insieme con il mondo, e quindi prima della creazione del mondo non c'era tempo. Aristotele nella Fisica aveva definito il tempo come numero del movimento secondo il prima e il poi; ma la numerazione del prima e del poi suppone l'anima (che è più corretto tradurre 'mente') come condizione indispensabile, perché soltanto l'intelligenza che è nell'anima ha la capacità di numerare. Pertanto, conclude Aristotele, è impossibile l'esistenza del tempo senza quella della mente. In Plotino, poi, la funzione temporalizzatrice dell'anima diviene addirittura metafisicamente determinante. Agostino da alla dottrina del tempo una coloritura fortemente psicologica, in quella dimensione della interiorità che è una cifre determinante del suo pensiero. Il tempo è una distensione psicologica, ossia una estensione dell'anima che registra il passato e attende il futuro, nel presente, e da unità alla pluralità diveniente del tempo 1.

Una possibile soluzione alla questione sollevata da Aristotele - in che senso esiste il tempo?- potrebbe essere quella, ripresa in qualche modo da Heidegger, di dare estensione temporale al presente. Questa estensione può essere indivisibile, divisibile in maniera finita o infinitamente divisibile. La prima soluzione può essere rigettata sulla base delle stesse argomentazioni di Aristotele (VI 2, 232 b 24; VIII 8, 263 b 27-32). Se v'è un movimento in un atomo di tempo, v'è allo stesso modo che in un istante - una variazione in un atomo di tempo riempie quest'ultimo di contenuti che cambiano - quindi sarebbe divisibile ulteriormente.

La seconda soluzione, un intervallo di tempo, dovrebbe essere delimitato da punti temporali che si susseguono ma che devono essere contemporanei - giacché è proprio in un intervallo finito di tempo che mostra le sue parti come separate, permettendo di stabilire "il prima" e "il dopo".

La terza soluzione appare la più probabile - un intervallo di tempo infinitamente divisibile dove la separazione è dynamei.

Il presente è un intervallo di tempo di ampiezza arbitraria e struttura infinitamente divisibile. Il futuro è anticipazione di ciò che sta per accadere, il passato è attesa.

È possibile ricostruire la posizione di Aristotele sul futuro attraverso lo studio del De Interpretazione . Mentre è necessario che ci sia un futuro a causa del persistere del movimento e del cambiamento, questo futuro è del tutto indeterminato nei suoi dettagli e sulla sua esistenza è possibile pronunciarsi solo in senso potenziale. Dunque non esistono oggetti futuri se non in potenza, in senso potenziale.

Quanto al passato, Aristotele persiste in una posizione realista. La trattazione preliminare del tema (217b - 218a) denota un certo scetticismo circa l'esistenza del passato. Il problema è che il passato sembra presentare infinità: infinite rivoluzioni celesti, infiniti generi di animali etc. Il finitismo di Aristotele implica che il passato, gli eventi passati nonché i cambiamenti passati abbiano solo un'esistenza potenziale. Il passato, o il tempo passato, può essere infinito, apeiros, ma solo nel senso non quantitativo di "essere senza limiti", come il ... in una sfera. Il tempo dipende dalla numerabilità dei movimenti - e niente è misurabile se non dalla mente e quindi niente è misurabile se non vi è simultaneamente una mente che la conta, in . La porzione di passato contabile e misurabile è quella comprensibile da una singola mente in un singolo momento.

L'eternità non riguarda la fisica che si interessa solo al cambiamento - sicché l'opposizione tra ciò che è nel tempo e ciò che è fuori dal tempo sarà ritrovata nella metafisica. Per Aristotele il tempo è ontologicamente secondario, in quanto non esiste autonomamente ma come predicato del movimento - cambiamento. L'aspetto temporale del movimento - il suo poter essere contato, misurato - dal quale sorge il concetto di tempo, è del tutto reale - il prima e il dopo. Il presente persistente (nyn) non è da intendere nel senso dell'istante ma del presente (la presente stagione ad esempio). Il persistente presente è identificato da Aristotele come "il prima e il dopo nel cambiamento" (219b 26-28). "Il prima e il dopo" è un'espressione inadeguatamente spiegata, sembra che venga definita come il confine fra passato e futuro, continuamente in movimento rispetto al futuro - può significare la relazione, o gli oggetti spaziali che persistono, le stelle fise o l'universo come .., tutto ciò che si conserva. Proprio il persistente presente permette d'individuare il divenire, e più generalmente il nuovo. Il tempo non agisce sulle cose perché non ha autonomia ontologica. Metaforicamente possiamo parlare dell'azione del tempo intendendo processi che hanno bisogno per svolgersi, della lunga durata. Come la degenerazione e la corruzione dei corpi.

 

 

Il sistema d'Aristotele secondo Petrus Apianus, Cosmographicus liber

 

C'è asimmetria tra passato e futuro. La tendenza è alla degenerazione; se non vi fosse l'azione ordinatrice delle sfere celesti (stelle fisse) prevarrebbe la tendenza sublunare alla corruzione. Per Aristotele questa asimmetria ha un significato metafisico, e fonda la teoria metafisica del divenire nella struttura fisica del mondo.

In Aristotele manca la relazione temporale di simultaneità. Un modo di arrivare alla nozione di istante è riflettere sulla nozione di simultaneità e come definirla - viceversa data la nozione di istante due eventi si dicono simultanei se avvengono allo stesso istante - e non durante lo stesso istante perché gli istanti sono confini del tempo.

Nella definizione di tempo Aristotele precisa che il tempo è il numero del movimento ed è continuo perché è un attributo del movimento che è continuo per essenza. Questo gli permette di affrontare i paradossi di Zenone dando una soluzione (somma finita di infiniti infinitesimi) che è prossima a quella dei moderni. Con l'analogia spaziale, la definizione di nyn come istante analogo al punto, la scoperta della continuità come .. dal più vicino tra due istanti, l'idea di eternità come fuori dal tempo, la definizione di tempo come misura del movimento, Aristotele ha affermato contro gli eleati che pensare il movimento è possibile. Ponendo così le premesse per la concezione galileana dello spazio-tempo. Con la sua concezione dell'infinito come potenziale, sviluppata nel III e nel VI libro della Fisica , Aristotele ha influenzato il pensiero occidentale per oltre due millenni. Quello che colpisce è che dopo la morte di Aristotele, .. il terzo rettore del Liceo rifiuta la definizione aristotelica del tempo come numero perché il numero fa pensare ad una quantità discreta; d'altro canto la sua opera non verrà rieditata - essa circola negli ambienti colti ma la prima edizione completa data dal 50 a.C. ed è Andronico di Rodi a compierla.

Sembra prevalere la scuola di Epicuro che riprende la concezione del vuoto e degli atomi - in questa silloge si colloca Lucrezio. L'altra scuola di successo sono gli stoici che riattualizzano il modello dell'eterno ritorno presente in Eraclito.

Note

  1. Tratto da Reale Giovanni, Antiseri Dario, Baldini Massimo, Antologia Filosofica, volume I.

 da Variazioni sul Tempo (Università della Calabria)

 

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