top
logo


Home psychology _IL PROBLEMA DEL TEMPO di E. Gin_ITA
PDF Stampa E-mail

 

IL MODERNO PROBLEMA DEL TEMPO IN PSICOLOGIA,  ALCUNE PREMESSE TEORICHE ED ORIENTAMENTI DI RICERCA di Emanuele Gin

  

"Gli psicologi hanno impiegato una infinità di tempo e una tecnica sperimentale perfetta nella delucidazione di particolari cosi minuti e studiati in condizioni artificiali cosi semplici che l'uomo della strada si sente smarrito nel tentativo di capire quale relazione ci sia tra tanto lavoro e l'esperienza, di ogni giorno"(Sturtt 1925, p.1). Effettivamente non si può non concordare con la richiesta implicita della studiosa americana rivolta a tutta la ricerca scientifica di ancorare i suoi parametri referenziali alla dimensione dell'”uomo comune”, al quale in ultima analisi la ricerca stessa è finalizzata. E se quest’invito risulta efficace per l'indagine scientifica tout-court, lo è in particolare per quella branca che, nella prospettiva psicologica, indaga il problema del tempo.

Tanto più che chi percorra il vastissimo panorama delle esperienze maturate proprio nello specifico della psicologia del tempo non può che convenire con le conclusioni, di Vicario (1973) che la frase della Surtt riporta e commenta: "si sa quasi tutto di cose irrilevanti e ben poco delle cose veramente importanti".

Ma, ciò che più conta, non è possibile allo stato attuale delle conoscenze, elaborare una teoria globale, unitaria del tempo, all'interno della quale tratteggiare una ipotesi di sistematizzazione della  messe dei dati di ricerca e giungere ad un modello esplicativo coerente dei processi cognitivi, neurofisiologici, biologici e percettivi che sottendono lo svolgersi del processo temporale nell'uomo. E tuttavia la risoluzione del problema di cosa sia il tempo per l'uomo appare fondamentale importanza per la psicologia. Vi è subito da notare che già questo modo di rappresentarsi  il problema, cioè il porsi come obiettivo di ricerca la definizione della rilevanza del tempo per il soggetto, per l’uomo che lo percepisce, rappresenta una caratteristica angola-tura epistemologica, tutta propria della psicologia contemporanea, che si discosta dalla modalità diverse con cui il pensiero si è atteggiato nel corso dei secoli rispetto al dato temporale. Si tratta in altri termini di una assunzione concettuale che, nel prescindere da una definizione assoluta della temporalità - e probabilmente rinunciando ad essa – si applica quasi prevalentemente alla  individuazione delle forme attraverso le quali il dato cronologico influenza il comportamento dell' uomo.

L'arco di tempo che si situa tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX rappresenta a nostro avviso il periodo in cui vengono a maturazione i presupposti teorici di questa moderna assunzione  concettuale e in questo periodo cosi ricco per la storia del pensiero moderno sembra possibile individuare tre eventi che si sono rivelati fondamentali per la costituzione della temporalità quale oggetto possibile di una indagine psicologica.

Il primo dato è costituito dal trasformarsi, in misura sempre più evidente, della psicologia in una scienza autonoma, sensibile alle esigenze ermeneutico-epistemologiche tipiche di una  disciplina “analitico-sperimentale, secondo gli intendimenti dell'empirismo  logico" (Holtzkamp, 1974, p.8).

Il secondo elemento, di straordinaria importanza ai fini del' inquadramento della dimensione temporale nella psicologia dell'uomo, è dato dalle linee teoriche scaturite, anche per quanto riguarda il tempo, da quel rilevantissimo laboratorio di pensiero rappresentato dalla scuola fenomenologica franco-tedesca.

Infine,  sembra di dover assegnare un ruolo decisivo alle reimpostazioni epistemologiche rivoluzionarie indotte dai nuovi paradigmi emergenti in seno alla fisica teorica del primo novecento.

La psicologia, come si sa, trova la sua via di accesso al panorama delle scienze attraverso la adozione del metodo sperimentale; una adozione né semplice né facile data la natura dell'oggetto della disciplina, e soprattutto non unanimemente approvata. Ma, e qui riprendiamo la teoria dei 'conflitti concettuali' proposta da Berlyne (1960), nasce anche come opposizione dialettica alla filosofia, da un lato e alla fisiologia dall'altro.  Così, lo sperimentalismo che caratterizzerà i primi passi della psicologia scientifica sarà appunto mutuato dalla fisiologia, mentre l'impegno intorno al problema dei rapporti tra mente e corpo mostrerà sempre più chiaramente la sua derivazione filosofica.

        La compresenza di queste determinanti teoriche all'interno della psicologia quale scienza avrà a sua volta un duplice effetto: da un lato legherà in una prospettiva dialettica i più  importanti paradigmi della disciplina strutturalismo/funzionalismo, behaviorismo/cognitivismo etc. e, dall'altro, recupererà all'indagine psicologica  la temporalità, sottraendola alla pura speculazione. Diverrà cosi possibile impegnare le sempre più raffinate tecniche della ricerca scientifica nella individuazione dei processi sensoriali neurologici e fisiologici sottesi alla percezione temporale e interpretare la temporalità e l'evento temporale come dato schiettamente psicologico.

Con questa duplice angolazione che caratterizza tutta la storia della psicologia del tempo -storia che per certi versi coincide con quello della psicologia tout court- si raccolgono nelle varie "Scuole" dati ed indirizzi di ricerca sempre più articolati e approfonditi. Non è questo il luogo di una rassegna storica esauriente dei contributi, ricchissimi specialmente nella seconda metà del secolo scorso, afferiti alla psicologia del tempo da parte dei maggiori studiosi del¬la materia, si deve per essi rimandare alle notevolissime bibliografie raccolte da Fraisse (1957), Vicario (1978) Reale (1980) Giovannelli (1978) a Mucciarelli e, per una discussione storico-teorica, ai rispettivi  lavori di ricerca degli stessi autori. Intendiamo sottolineare per il momento che così come la psicologia, nata come scienza sperimentale, si declinerà via via come indagine evolutiva, clinica, differenziale, sociale, eco-logica, allo stesso modo la stessa nozione di tempo verrà assunta e trattata con angolature diverse da queste diverse articolazioni della disciplina, nel che è da riconoscere forse, in accordo conVicario, parte della responsabilità della frammentazione  dei dati e delle divergenze teoriche che caratterizzano l'attuale stato dell’arte .

Come si è detto il secondo, elemento che modula efficacemente la ricerca psicologica sul tempo e ne sottolinea in maniera nuova la rilevanza soggettiva tanto nei suoi aspetti ontologici quanto -e particolarmente- nelle sue implicazioni psicopatologiche, è da individuare nella Fenomenologia e nella Antropoanalisi. Tuttavia, sul contributo di questo importantissimo orientamento epistemologico -che nei confronti della psicologia, della psichiatria e in genera¬le delle scienze dell'uomo si porrà cane vera e propria "rottura" – non potranno in questa sede che essere formulati degli accenni. È tuttavia  d’obbligo almeno ricordare che l'innesto del paradigma fenomenologico sul corpo teorico della nuova psicologia scientifica sortirà -anche per quanto riguarda lo specifico conoscitivo della temporalità- l’effetto di rendere avvertiti gli studiosi dei limiti e della unilateralità e della sostanziale improduttività di un approccio epistemologico al problema del tempo in chiave esclusivamente fisicalista.

Infine, si deve notare che nella fisica teorica, l'introduzione dei nuovi paradigmi formulati all'inizio del XX secolo -  assunti come il terzo elemento da prendere in considerazione per lo studio della evoluzione e della ricerca sul tempo- ha avuto effetti notevolissimi, che sono andati molto al di là della fisica pura, investendo in ricaduta aree di studio direttamente e indirettamente con essa collegate: geometria, astronomia, cosmologia. Come  importantissime ed imprevedibili si sono mostrate le ripercussioni fatte re-gistrare negli ambiti di tutte le scienze che hanno per oggetto lo studio dell'uomo: antropologia, sociologia ed infine, epistemologia e filosofia.

Ciò vale particolarmente per la psicologia, e in specie per l'indagine sul tempo, nei confronti della quale va segnalata la definitiva messa in mora della concezione classica del tempo che si esprimeva da un lato come l’ente assoluto dell'ottica newtoniana, dall'altro come dato il extra-logico e negativo del pensiero idealistico. Le intuizioni di Poincaré che già dal 1904 anticipava il nuovo paradigma relativistico, la teoria del 'continuo tetradimensionale" di Minkowski e poi, compiutamente, la sistematizzazione teorica di Einstein, avranno la funzione di portare a maturazione la crisi del pensiero scientifico classico, già operante dalla metà dell' ‘800 con la scoperta delle leggi della termodinamica, e di porre fertili referenti teorici per lo studio scientifico della temporalità.

 

Bibliografia

Barone, F., Il neopositivismo logico, Laterza, Parigi, 1977

Bergson, H., L'évolution créatrice, Alcan, Paris, 1907

Berlyne, Conflict arousal and curiosity, N.Y. McGraw-Gill, 1960

Brentano, F., Psichologie un empirichen standpunkt, F. Meyner, 1984

Boggi-Cavallo, P., Psicologia come scienza dell'uomo, ESI, Napoli, 1983

Fraisse, F., Psychologie du temps PUF Paris, 1957

Heidegger, M., Essere e Tempo, Longanesi,Milano, 1976

Minkowski, E., Il Tempo Vissuto, Torino, Einaudi, 1973 (ed.or.1932)

Vicario, G., Tempo psicologico ed eventi, Giunti-Barbera,Firenze, 1973   

Sturtt, M., The psichologie of time, Kegan, London, 1925

 

bottom